di jamon iberico, churros, musei e città vive.

Cosa fai a Pasqua, invece che tornare in patria per passarla coi tuoi?
Te ne vai a Madrid per quattro giorni con ragazzo e un paio di amici!

Se dicessi che è una città sorprendente, sarebbe poco. Madrid è stata esattamente come non me l’aspettavo. Colpa mia che l’ho sempre sottovalutata, pensando che fosse semplicemente una grande città metropolitana con poco da vedere.

Madrid è piena di sorprese e di angoli stupendi, di musei, edifici enormi con un’architettura che personalmente mi fa brillare gli occhi, parchi vasti e confortevoli, locali con cibo buonissimo aperti fino a tardissimo. Ma soprattutto: è viva! C’è gente per strada, seduta sugli scalini, per terra, che beve, mangia, cammina, fa foto…è una città in movimento, raramente silenziosa, luminosa e calda.
Vivendo in Francia, nella periferia a sud, al confine con la Svizzera, sono abituata ormai a vedere locali chiusi dopo le 9 di sera, musei chiusi alle 5 di pomeriggio, città tranquillissime ma anche molto tristi alle volte. Non sono più abituata a vivere in una città “normale”, fatemi passare il termine. Qui tutto è serio, tutto è severo, restrittivo e monotono. Forse sono anche io che la vedo da un certo punto di vista, ossia quello del “voglio tornare a Bologna o in qualsiasi altra città che abbia degli orari umani”.

Insomma, Madrid mi ha stupito e colpito immediatamente. Mi ha riportato improvvisamente a Roma, agli anni universitari passati nella grande capitale, quella rumorosa, viva, sempre aperta e in movimento. Quella a volte troppo calda, a volte puzzolente e insopportabile. Quella che ti ritroverai sempre a pensarla con una certa nostalgia e con un filo di invidia per tutti quelli che ancora sono lì. Nonostante i difetti delle grandi città, nonostante i pregi delle cittadine più piccole, io ho amato Roma e questo posto così monotono mi sta stretto.

Madrid è stata una boccata di vita, un ritorno alle origini.
Infatti non mi sono resa conto di aver fatto un numero spropositato di foto…però ne valeva la pena!

Il nostro ostello era un piano di un palazzo, gestito da una famiglia cordiale e simpatica. Il palazzo aveva un’entrata in comune con gli altri condomini con fontanella e piante, una meraviglia!

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Madrid è la capitale delle tapas, dei churros e del cosiddetto “jamon iberico” (che è sostanzialmente prosciutto, molto saporito).

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Dopo aver girovagato, il primo giorno, un po’ per il centro tra Plaza Major, che è la piazza maggiore, e la Gran Via, che è davvero una via grande (gli spagnoli sono originali coi nomi), ci siamo diretti al Parque del Retiro.
Fontane, lago in cui si può andare in barca e un’esposizione a sorpresa in un edificio che sembrava più un capanno abbandonato degli attrezzi del giardiniere.

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Nel parco c’è anche il Palacio de Cristal, una costruzione quasi totalmente in vetro, che fa un po’ effetto serra all’interno, ma che ha un fascino particolare.

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Dopo aver visitato il Museo Nacional del Prado (meraviglioso) e aver fatto un’altra passeggiata in giro per il centro, abbiamo cenato per strada, mangiando prosciutto come se non l’avessimo mai provato…ed era buonissimo!

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Il giorno seguente c’era El Rastro: un mercato domenicale enorme, mastodontico, gigantesco! Ho speso praticamente tutti i miei soldi lì, ma vabè…poi siamo andati a mangiare in un posticino lì vicino (praticamente un po’ più a sud di Plaza Major) dove abbiamo provato alcuni piatti tipici madrileni, tipo le orecchie di porco. Sì, sono disgustose, ma a me non piace la carne di maiale né il grasso, quindi non c’era speranza che mi potessero piacere.

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Curiosità: il simbolo di Madrid è un orso che tenta di mangiare da un albero di fragole. Prima cosa: perché? Seconda cosa: esistono alberi di fragole?? Siamo ancora qui, dopo più di un mese, con questi dilemmi senza risposta.

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Il terzo giorno, Gesù è risorto…scherzo. Siamo andati al museo Thyssen (sì, la famiglia della ThyssenKrup aveva una raccolta immensa di opere d’arte) e al museo Reina Sofia.

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Lo so che è un mio limite, ma l’arte contemporanea ha qualcosa di oscuro e incomprensibile per me…

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Quarto e ultimo giorno: stremati e stanchissimi, ci dirigiamo al mercato di San Miguel, dove troviamo una specie di Mercato di Mezzo bolognese, quindi una serie di banconi coperti, un po’ fighetti, dove abbiamo trovato diversi cibi tipici e non. Diciamo che è un classico posto dove incontreresti il tuo amico chic che fa aperitivo tutto profumato, manco fosse il matrimonio di suo fratello. I prezzi non sono ragionevoli (davvero strano per gli standard di Madrid), ma dato che eravamo lì, abbiamo provato due crostini, uno con del baccalà e miele e l’altro con polpo lesso e paprika. Buonissimi, punto.

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Ultima meta del nostro viaggio: Palazzo Reale. Uno degli edifici più belli che abbia mai visto, sia dentro che fuori. Peccato che non si potessero fare foto agli interni delle sale, perché erano splendidi.

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La carrellata di foto è finalmente finita, il resoconto un po’ scarno, ma mi affido al miliardo di foto con cui sto intasando il mio blog (:

Prossima tappa: Amsterdam e Bruxelles!

¡Hasta luego!

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