quello che distrugge, quello che crea.

Non voglio parlare della mia fonte di ispirazione, delle foto che guardo e che mi colpiscono. Ci saranno altri post per questo, perchè ci sono persone e genialità che meritano di essere citate, perchè sono il carburante di questo mondo.

Da un po’ penso a questo post. Voglio scrivere, perchè scrivendo prendo atto, di un argomento che molti già sanno, altri immaginano soltanto. Voglio scrivere perchè in tanti, guardando le mie foto, dicono “che malinconia”. ODIO quando la gente mi dice che le mie foto sono tristi, deprimenti e sempre angosciose. Può darsi che lo siano, a volte me ne rendo conto anche io. Sembra che io ci marci su, che voglia fare la vittima di un problema più grande di me. Invece non è così.

Ok, mi sto rendendo conto che mi sto capendo solo io.

Ana. E’ un dato di fatto: c’è. Nelle mie foto, come nella mia vita. Alcuni sbuffano quando tiro fuori una foto che abbia anche solo una parvenza della malattia. Sono monotona? Anche fosse, non lo faccio apposta.

Mi sono resa conto di quanto sia presente, da quando ho iniziato il progetto di Sara Lando della foto settimanale. Il primo tema era “pain”. Banale.

pain

Il nono era “difference”. E quello che la mia testa ha creato è stato questo:

difference

Arriviamo al tema n° 13: “mirror”. Questa è stata la foto più cruda e terribile che io abbia mai scattato. Mi fa paura ogni volta che la guardo, fa male come un pugno sulla bocca dello stomaco. Ha cambiato un sacco di cose, l’evidenza della realtà è uno schiaffo in pieno viso. Ha aiutato anche, a rendersi conto di tutto.

mirror  *Explore 07.11.10

Il tema n°35 è un po’ meno banale: “sensory”. Perchè Ana ti sposta tutto, ti destabilizza. E tu cominci a relazionarti con il mondo esterno non più attraverso i sensi, ma attraverso la pancia, lo stomaco. Attraverso il gorgoglio disumano della fame, la piattezza del ventre che non ti basta mai.

sensory

Il tema n°37 è stato fin troppo immediato: “obsession”.

obsession

Anche il n° 43 non ha lasciato grande spazio ad altre fantasie: “imperfection”.

feeling imperfect.  *Explore  05.06.11

Sono fissata? E’ una mania? No, è un cambiamento. Avvenuto nella mia vita improvvisamente senza chiedermi il permesso, senza chiedermi se ero d’accordo. Lei è arrivata e ha portato via tante cose. Mi ha dato la consapevolezza della mia forza, però. Mi ha dato la maturità di accettare quello che è inevitabile e fare quel che si può.

Perchè ne ho voluto parlare? Non lo so. Qui si parla di fotografia, non dei problemi alimentari. Ma non si parla forse della propria interpretazione della realtà? Ecco qui. La MIA fotografia è la mia realtà. E la mia realtà è anche questo. Quando scatto una foto voglio dire qualcosa, sempre. Ho provato a fare foto che non volessero dire niente, se non essere piacevoli allo sguardo. Non ci sono riuscita. Ho talmente tante cose chiuse dentro la mia testa che appena trovano un varco esplodono fuori. E quello che ne esce fuori sono le mie foto, che per quanto possano essere angoscianti o tristi, sono la mia vita.

Ecco perchè mi imbestialisco quando le persone dicono “madonna che ansia!” guardando le mie foto, perchè feriscono ME, prima di ferire la fotografa. Perchè dietro, anzi dentro ogni foto, ci sono io.

Sia chiaro: io NON sono anoressica, anche se potrebbe sembrare, dopo la valanga di parole di cui sopra. NON ho mai sofferto di anoressia. NON pensate che voglia fare la vittima con qualcosa che non conosco. Nonostante tutto so molto di questa malattia.

Ho voluto scrivere tutto questo perchè penso che se seguite il mio blog guardiate anche le mie foto. E se guardate le mie foto, siete un minimo interessati. Se siete interessati è giusto sapere un po’ di quello che c’è dietro.

E anche questa volta, andate in pace.

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10 pensieri su “quello che distrugge, quello che crea.

  1. se ti devo dire la verità, cara silvietta, io non ho mai notato nulla di tutto ciò. cioè il messaggio nelle foto che hai postato si vede, ma non come una tua cicatrice, un tuo malessere, una cosa che riguarda direttamente te. ma come una lotta, come “questo è quello che penso” e non “quello che vivo”. okay mi sono spiegata alla cavolo, se non hai capito scrivimi pure xD però la malinconia ogni tanto ce la vedo riflessa nel tuo obiettivo 😉
    ps. a prescindere, prima di arrivare qui ho visto su flickr la tua foto con le farfalle… non ci avevo mai fatto caso a quanto fosse piatta la tua pancia! dopo questo post questa mia frase sembra di cattivo giusto, ma ti giuro che sono arrivata qui dal link sotto la foto in questione =P

    1. sono contenta che le mie foto non dicano una cosa per un’altra, perchè mai avrei voluto che la gente pensasse cose sbagliate riguardo questo argomento. e tu, fortunatamente, hai capito bene le mie foto 🙂
      ps: la mia pancia non è poi così piatta 😛

  2. È stato bello vederti crescere nel corso delle settimane e mi fa davvero piacere che quel progetto abbia iniziato qualcosa che sta continuando in modo diverso, anche qui.
    La fotografia e’ spesso legata stretta all’ossessione. Non ti scusare.
    La cosa difficile e’ riuscire a essere obiettivi rispetto all’opinione degli altri e capire che, per citarti, quando le persone dicono “madonna che ansia!” guardando le tue foto, dovresti esserne contenta perche’ vuol dire che almeno qualcosa di quello che senti dentro arriva anche fuori.
    Buona ossessione…

    1. hai ragione, sai? non avevo pensato al fatto che tutte le persone che commentano in quel modo sono persone che guardano le mie foto e mi seguono. il fatto è che quando scatto non penso di dover fare un piacere a qualcuno e non lo penserò mai. ma quando dicono così, penso che non c’hanno capito un niente di quello che volevo dire ed è questo quello che mi fa andare in mille pezzi.
      comunque sia, la fotografia è davvero legata stretta all’ossessione. da poco ho capito davvero perchè ho iniziato a fotografare.
      Grazie di tutto.

  3. Ieri siamo rientrati alle 3.30 e adesso te ne esci con un post così? Ma sei un androide?

    Scherzi a parte.

    Io credo che tutti quelli che hanno a che fare con materie “artistiche” devono assolutamente avere una sensibilità tale che permetta loro di assorbire ciò che hanno intorno e risputarlo fuori sotto forma di canzoni, quadri, sculture e quant’altro. E lo stesso vale per la fotografia.
    Quello che abbiamo intorno però non sempre è positivo, anzi, spesso e volentieri è duro, difficile, spiacevole.
    Avendo vicino una cosa così particolarmente devastante, è normale essere presi più da quello che da altro. Concordo con Sara: non devi scusarti.
    Tra l’altro io sono convinta che di anoressia e DCA in generale se ne parli talmente poco che per me è solo un bene che qualcuno non solo ne parli ma te lo faccia anche capire con le immagini.

    1. A volte mi aspetto, ingenuamente, che le persone intorno a me abbiano la mia stessa sensibilità. Fortuna che non è così, ma a volte quasi me lo aspetto.

  4. Ciao, ho conosciuto questo tuo blog da poco e quindi conosco le tue foto da poco. Queste che hai postato mi piacciono molto e secondo me non dovresti assolutamente giustificare il tuo modo di esprimerti attraverso le immagini. Una fotografia che non dà emozioni è una fotografia morta. A presto!

    1. Ciao, grazie mille per le tue parole 🙂
      mi fa piacere tu abbia conosciuto il mio blog e mi fa piacere sapere che ti piacciono le mie foto, perchè per me è davvero importante.
      Comunque non volevo giustificare il mio modo di esprimermi, solo essere più chiara con me stessa e con chi mi conosce attraverso le immagini, grazie mille ancora!

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