lasciati guardare un po' più a fondo, finchè si può.dentro frenetici momenti di noia.generalmente lei riserva indifferenza a tutti quelli che si stringono troppo.nell'amara litania delle solite cose ci si può morire saie poi alzo il volume di questo silenzio che fa stare bene.Is there anybody going to listen to my story all about the girl who came to stay
perchè non capiscono che tu meritavi di più.the noise that you'll hear is the crashing down of hollow yearsif I felle tu che con gli occhi di un altro colore..I still try to find my place in the diary of Jane.strade che si lasciano dimenticare.
io mi so dar ottimi consiglidisamistadema il mare trascurato mi travolse.little darling, the smile returning to their faces.c'era una volta un pagliaccio.forse davvero non è stato poi tutto sbagliato.
Anna Leeva' a rivedere le rose. capirai che la tua è unica al mondo.Janis Joplinmi sedevo sempre lì quando ti allattavo.soulless is everywhere  *Explore 13.06.11need of colors.

{52 weeks} about me, a set on Flickr.

Non so se voglio fare un bilancio del mio anno. Forse è un po’ troppo scontato e mi sono rotta le palle di farlo. Non so neanche se voglio fare la lista dei buoni propositi. Mi è stata posta la domanda e non ho saputo rispondere. Li avevo trovati qualche giorno fa…ma li ho dimenticati. Quindi non erano davvero buoni, come propositi.
Pazienza. Si vive bene anche senza.
Però posso dire che con la fine del 2011 son finite tante cose.
Alcune belle, altre brutte. Per una crudele coincidenza il mio cane è morto la notte del 26 dicembre, quasi tra le mie braccia. Era metà della mia vita, un amico fidato, parte della famiglia. So che, per chi non ha mai avuto un animale domestico e soprattutto un cane, molti non capiranno il mio dolore, ma ho sofferto molto e ancora adesso è difficile tornare a casa e non trovarlo più.
Un’altra cosa che è finita è il mio progetto fotografico dell’autoritratto a settimana. Ho portato a termine anche questo.
Parlando di fotografia, perchè di questo voglio parlare in questo blog un po’ malandato, il 2011 è stato un anno ricco di progetti, di sfide personali, di progressi e di cose nuove. Ho imparato a fotografare me stessa, a non riprendere solo braccia, schiena, gambe. Ho osato e ho fotografato anche la mia brutta faccia. Ho giocato con la luce naturale, con quella artificiale, con le ombre e con i flare. Ho giocato con i concetti e con le interpretazioni. Mi sono lasciata ispirare da tutto, dalle canzoni, dalle poesie, dalla mia vita.
Ho conosciuto e rivisto persone meravigliose, ho scattato insieme a ragazze stupende.
Ho conosciuto più profondamente il mondo analogico, mi sono divertita con diverse pellicole e ho imparato ad amare l’attesa e il non sapere subito com’è venuta una foto. Ho imparato a stimare la luce in numeri e a scattare anche con un esposimetro rotto.
Ho sbagliato quasi tutte le polaroid di un pacco da 10, ma quelle poche che sono uscite le adoro. Mi aspettano altri due pacchi che non ho avuto il coraggio di buttare al vento come il primo.

Insomma! Ho davvero fatto tanto e ne vado fiera.
Nonostante la merda in cui ho sguazzando e sto sguazzando tutt’ora, il 2011 è stato un anno fotografico stupendo e non lo cambierei mai. Forse non cambierei neanche la merda in cui sguazzo.
Detto questo, vi lascio il link del mio progetto. Forse non lo guarderete neanche, ma voglio lasciarlo qui. Ieri ho riletto tutto quello che ho scritto sotto ogni foto ed è incredibilmente bello vedere come queste 52 foto rispecchiano pienamente il mio anno, tutto il percorso psicologico e affettivo che ho fatto. Questo è ciò che mi rende fiera di quello che ho creato :)

Che il vostro anno sia sereno e pieno di felicità.
Che il vostro anno fotografico sia soddisfacente e pieno di sfide :)

Andate in pace.

A volte si pensa che il bianco e nero sia un limite. Che non poter catturare i colori sia una pecca della pellicola n b/n. Ma a volte, davvero, bastano delle ombre, una luce bianca e un nero deciso, ma anche un grigio lieve su un viso.

Ecco che mi innamoro. Ho appena scansionato il mio primo rullino in bianco e nero. A parte che mi sono resa conto di aver bisogno di uno scanner serio (notare i neri vignettati nelle foto sotto), ma poi…*_____*

Alcune foto neanche le ricordavo, mentre la maggior parte le ho fatto il giorno del meeting natalizio delle IGPine romane per le strade del centro.

Essendo un Kodak TMax 400 ISO mi sono trovata benissimo per la luce e non ho avuto problemi di tempi di esposizione troppo lunghi, anche perchè ho scattato quasi sempre in esterni. L’unica cosa che mi lascia un po’ perplessa è che alcune sono venute sovraesposte o, almeno, più luminose di quanto ricordassi dai settaggi. Non so se dipende dal fatto che non sono abituata a scattare con questo tipo di pellicola oppure se sono impazzita tutta insieme.

A parte tutto, amo alcune di queste foto e qui sotto potete vedere il mio piccolo progetto di ritratti in bianco e nero, realizzato grazie all’incredibile pazienza delle ragazze IGPine che mi hanno sopportato. Insomma, qui sotto potete vedere alcune foto.

 
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foto casalinghe durante giornate romane passate in casa a studiare.

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la mia cavia preferita in mezzo a tanti origami *___*

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ok, questa è una prova. La foto non voleva essere proprio così, la volevo un po’ meno sottoesposta perchè volevo si vedesse un po’ la faccia, ma va bene lo stesso. ECCO! Vedete che capperi di nero mi fa sto scanner?? ç___ç

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vita notturna romana.

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Questa foto la ADORO! Aspettavo la scansione soprattutto per questa! Ma quanto è bello quel manichino *___*

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Al bar della stazione Termini con Gioia e Valentina (:

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In giro per Roma, tra Fori Imperiali e Cimitero Acattolico.

Mini-progetto di ritratti:
Gioia
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Claudia
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Valentina
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Claudia
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Barbara
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Luciana
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Ultima foto fatta alla Feltrinelli nella Galleria Alberto Sordi. (Quella a sinistra è una bruciatura? *___*)

Insomma, dopo questa carrellata più o meno omogenea di foto, vi lascio ai torroni, pandori, panettoni, cenoni e qualsiasi cosa sia distruttivo per il vostro colesterolo. Io passerò le vacanze a strafogarmi, studiare e provare le tante nuove pellicole che mi sono arrivate questa settimana da Lomography *____*

Andate in pace e tanti auguri.

Vergognosamente ritorno sul blog, dopo un periodo pieno di casini, problemi, dubbi e anche una laurea, la mia (:

Non ho mai smesso di fotografare, certo l’ho fatto più sporadicamente, ma ho continuato. Nonostante la fotografia mi ricordi il passato, continuo a portarla avanti, a farla crescere, a maturare. Più la faccio crescere più dipenderà meno da quello che ero e che c’era prima di adesso. Quindi, nonostante tutto cambi, compresa me, la fotografia è una costante nella mia vita e così sarà. Ci saranno alti e bassi, ci saranno periodi di minima ispirazione (come questo), ma la fotografia mi aiuta troppo.

Ok, fatto questo sproloquio, mi ero ripromessa di scrivere qualcosa di sensato appena avuti i risultati dei due ultimi rullini. Non sono niente di particolare: due Kodak 200 ASA a colori, comprati in Puglia e finiti solo a ottobre. Fortuna che il meeting con le romane mi ha dato una smossa dal punto di vista fotografico, altrimenti facevano la muffa quei rullini. Le ragazze sono meravigliose e piene di idee e di inventiva. Mi hanno fatto passare una giornata fantastica e non smetterò mai di ringraziarle. Siamo state a Ostia: spiaggia e parco (meraviglioso).

Ecco alcune foto prese dal mio flickr:

meeting che ti rinnovano
e le orme non rimangono, l'acqua le porta via.
raccogli i cocci e ricostruisci.
Audrey
Claudia
Alice in wonderland

Questa invece è la versione digitale dell’ultima:

nel paese delle meraviglie.  *Explore 17.10.11

Guardando le foto della pellicola, non posso non far caso ai toni (cosa che mi è stata indicata da moltissime persone). Sono del tutto singolari. Ora: o è un problema di scanner, ma non credo perchè ho controllato, oppure la mia macchina fotografica è magica u.u Bene, la mia serietà sta degenerando in demenza.

Questo è un post senza senso, fondamentalmente. Non ho molto da dire, sono ancora scossa dalla laurea e da vicissitudini personali che mi destabilizzano il sistema nervoso.

Per il momento “that’s all folks!”, aspettatevi un ritorno coi fiocchi e un sito…ssshhh io non ho detto niente.

Work in progress : P

Andate in pace gente.

5/3651/3652/3653/3654/3656/365
7/3658/3659/36510/36511/36512/365
13/36514/36515/365  *Explore 12.10.1016/36517/365 *Explore 14.10.1018/365 Tina
19/365  *Explore 17.10.1020/36521/36522/36523/36524/365

365 points of view, a set on Flickr.

Chi l’avrebbe mai detto che ci sarei riuscita? Eppure ecco qui 365 foto di un anno assurdo. Non so, non vorrei scrivere un post banale del tipo “non è una fine ma un inizio blablabla traguardo blablabla tappa”. No. E’ solo un’esperienza che mi ha portato a riflettere sul mio concetto di fotografia. Mi ha fatto capire fino a che punto sono disposta ad alzare il culo pesante per scattare una foto. Mi ha reso consapevole dell’importanza della fotografia nella mia vita.

Sì, è pesante e a volte è stato fastidioso scattare una foto solo perchè ero “costretta”. Ma mi ha aiutato. La costanza e l’impegno di non deluderMI. Non ho voluto dimostrare niente con tutte queste foto, ho voluto solo fare una riserva infinita di ricordi, di immagini che mi rimandano immediatamente al giorno, all’emozione, allo stato d’animo. ai pensieri di quando ho scattata quella determinata foto.

Non è da sottovalutare. Pensavo fosse solo un giochetto per ammazzare il tempo. Invece mi sono messa alla prova ogni santissimo giorno, prendendo la macchina fotografica in mano, trovando le cose più stupide da fotografare. Alcune foto sembrano non avere senso, sono stupide e alcune scontate. Vero. Per questo sono sempre più convinta che per iniziare un progetto del genere, una persona deve essere fermamente convinta di farlo prima di tutto per sè, per mettersi in gioco e rischiare. Prima di tutto per se stessa.

Mi sarebbe piaciuto portare avanti un progetto un po’ più studiato, ma sinceramente non ho tempo neanche per respirare. Ora che ho iniziato la magistrale DAVVERO non ho tempo, è difficile a credersi ma è così.

Vi risparmio il mio bilancio finale sui cambiamenti e sui ricordi che queste foto portano dentro di loro. Non vi dico nemmeno che alcune di queste mi fanno male a guardarle, perchè mi riportano in un tempo sereno e tranquillo in cui sapevo quello che volevo e dove stavo andando. Sapevo con certezza chi era al mio fianco e chi potevo rendere felice. Oggi lavoro su me stessa. Per essere di nuovo capace di amare e di rendere felici.

E la fotografia continua ad aiutarmi, anche se non scatto una foto al giorno (:

Ultimamente la mia bacheca di Facebook è stata invasa violentemente dal progetto Leica 24×36. All’inizio avrei dato fuoco alle case di tutti, però poi la curiosità ha vinto sul mio essere acida e insofferente. Ho aperto il sito e mi sono messa a leggere. In effetti è un progetto molto carino e dà molti spunti. Ho letto opinioni contrastanti anche: troppo impegnativo, il metodo di votazione è caotico, spam di qua e di là. Non so. Alla fine è un bel progetto e una grande opportunità.

Hai la possibilità di far vedere le tue foto gratuitamente e non è da sottovalutare un’occasione del genere.
Hai la possibilità di partecipare a un evento che raccoglie già 11000 fotografi ed è nazionale.
Hai la possibilità di passare alla seconda parte e questo vuol dire: 1. sei bravo o quanto meno le tue foto hanno attirato l’attenzione di molte persone; 2. la tua autostima potrebbe fare un level up, perchè anche se non sei Bresson o McCurry, sei riuscito a catturare lo sguardo della gente, e non è questo un gran bel traguardo?; 3. ti danno una Leica e tu devi far foto, non è intrigante?.
Hai la possibilità di metterti alla prova con uno stimolo in più, di cimentarti in un genere di fotografia che magari è lontano dai tuoi canoni di espressione.
Hai la possibilità di scattare con una macchina con cui, probabilmente, non hai mai scattato.
Hai la possibilità di sperimentare.
Cavolo!

Mettersi alla prova è uno degli aspetti più interessanti della fotografia, accettare le sfide con spirito sportivo. Secondo il mio modestissimo parere, tutti dovrebbero cercare di sfidarsi il più possibile, per capire bene quali sono i propri limiti e le proprie potenzialità. Se non ti metti in mostra, se non giochi, se non prendi posizione, come fai ad andare avanti e a migliorare il tuo punto di vista (fotografico e non)? Che poi, queste cose che sto dicendo si applicano facilmente (per non dire immediatamente) a tutto quello che riguarda la vita di ogni giorno.

Non lo so, oggi m’è preso lo sproloquio e volevo rendervi partecipi, o voi dotati di tanta pazienza, di quello che ho pensato riguardo al concorso. Mi sembra stupido non partecipare perchè è troppo complicato o perchè di inverno c’è poca luce. Mi sembra intelligente partecipare anche se è troppo complicato e anche se di inverno c’è poca luce, invece. Lasciatevi andare alla creatività e non lasciatevi soggiogare dalla pigrizia o dai dubbi.

Andate in pace.

Naturalmente io sono una spammona e un’approfittatrice maledetta e vi lascio il mio link. : P

 

Ok. Ho finito gli esami della triennale e mi laureo ufficialmente a ottobre. Quindi per ora, aspettando che il mio relatore risorga dalla terra desolata dell’oblio particellare, non ho un piffero da fare, se non pensare con molta calma alle slide per la presentazione.

Detto questo, non avendo molto di cui parlare fotograficamente, vi lascio tutto ciò che ispira la suddetta ogni giorno, vantandomi di conoscere un po’ di questi artisti di persona.

Ammirate, perchè loro se lo meritano. E anche voi.

 

46/52 - rami secchi

The cursed rabbit. (More inside)

flight of the trapped

it won't let you

Devil

Invisible Monsters

All that will remain

when people run in circles

 

Come al solito, andate in pace.

Non voglio parlare della mia fonte di ispirazione, delle foto che guardo e che mi colpiscono. Ci saranno altri post per questo, perchè ci sono persone e genialità che meritano di essere citate, perchè sono il carburante di questo mondo.

Da un po’ penso a questo post. Voglio scrivere, perchè scrivendo prendo atto, di un argomento che molti già sanno, altri immaginano soltanto. Voglio scrivere perchè in tanti, guardando le mie foto, dicono “che malinconia”. ODIO quando la gente mi dice che le mie foto sono tristi, deprimenti e sempre angosciose. Può darsi che lo siano, a volte me ne rendo conto anche io. Sembra che io ci marci su, che voglia fare la vittima di un problema più grande di me. Invece non è così.

Ok, mi sto rendendo conto che mi sto capendo solo io.

Ana. E’ un dato di fatto: c’è. Nelle mie foto, come nella mia vita. Alcuni sbuffano quando tiro fuori una foto che abbia anche solo una parvenza della malattia. Sono monotona? Anche fosse, non lo faccio apposta.

Mi sono resa conto di quanto sia presente, da quando ho iniziato il progetto di Sara Lando della foto settimanale. Il primo tema era “pain”. Banale.

pain

Il nono era “difference”. E quello che la mia testa ha creato è stato questo:

difference

Arriviamo al tema n° 13: “mirror”. Questa è stata la foto più cruda e terribile che io abbia mai scattato. Mi fa paura ogni volta che la guardo, fa male come un pugno sulla bocca dello stomaco. Ha cambiato un sacco di cose, l’evidenza della realtà è uno schiaffo in pieno viso. Ha aiutato anche, a rendersi conto di tutto.

mirror  *Explore 07.11.10

Il tema n°35 è un po’ meno banale: “sensory”. Perchè Ana ti sposta tutto, ti destabilizza. E tu cominci a relazionarti con il mondo esterno non più attraverso i sensi, ma attraverso la pancia, lo stomaco. Attraverso il gorgoglio disumano della fame, la piattezza del ventre che non ti basta mai.

sensory

Il tema n°37 è stato fin troppo immediato: “obsession”.

obsession

Anche il n° 43 non ha lasciato grande spazio ad altre fantasie: “imperfection”.

feeling imperfect.  *Explore  05.06.11

Sono fissata? E’ una mania? No, è un cambiamento. Avvenuto nella mia vita improvvisamente senza chiedermi il permesso, senza chiedermi se ero d’accordo. Lei è arrivata e ha portato via tante cose. Mi ha dato la consapevolezza della mia forza, però. Mi ha dato la maturità di accettare quello che è inevitabile e fare quel che si può.

Perchè ne ho voluto parlare? Non lo so. Qui si parla di fotografia, non dei problemi alimentari. Ma non si parla forse della propria interpretazione della realtà? Ecco qui. La MIA fotografia è la mia realtà. E la mia realtà è anche questo. Quando scatto una foto voglio dire qualcosa, sempre. Ho provato a fare foto che non volessero dire niente, se non essere piacevoli allo sguardo. Non ci sono riuscita. Ho talmente tante cose chiuse dentro la mia testa che appena trovano un varco esplodono fuori. E quello che ne esce fuori sono le mie foto, che per quanto possano essere angoscianti o tristi, sono la mia vita.

Ecco perchè mi imbestialisco quando le persone dicono “madonna che ansia!” guardando le mie foto, perchè feriscono ME, prima di ferire la fotografa. Perchè dietro, anzi dentro ogni foto, ci sono io.

Sia chiaro: io NON sono anoressica, anche se potrebbe sembrare, dopo la valanga di parole di cui sopra. NON ho mai sofferto di anoressia. NON pensate che voglia fare la vittima con qualcosa che non conosco. Nonostante tutto so molto di questa malattia.

Ho voluto scrivere tutto questo perchè penso che se seguite il mio blog guardiate anche le mie foto. E se guardate le mie foto, siete un minimo interessati. Se siete interessati è giusto sapere un po’ di quello che c’è dietro.

E anche questa volta, andate in pace.

Inizierò questo post parlando di me, di quanto io sia destabilizzata in questo periodo, di quanto ogni anno, all’inizio di settembre, io mi senta così…no, decisamente non inizierò così.

Sono giornate calde e apatiche, fatte di zanzare, scrittura della tesi e foto varie. Fortuna che c’è Gioia che mi accompagna in questo limbo apatico alquanto fastidioso, prendendo un Crodino e mangiando nervosamente salatini sedute sulle sedie di un bar di quell’orrenda città chiamata Frosinone.

Ad ogni modo, settembre è un mese un po’ particolare: ricorrenze fastidiose, inizio di qualcosa (inizia sempre qualcosa a settembre) e buoni propositi. Il mio proposito di quest’anno è laurearmi. No, sarebbe troppo facile! Invece, mi propongo di andare in piscina: nuoto libero quando voglio, per sfogarmi e tenermi almeno più in forma di una medusa arenata sul bagnasciuga.

Dopo quest’amabile introduzione, posso finalmente gioire con qualcuno per il successo (che parolone) dei due rullini che ho riportato dalla Puglia (sì, sono andata in Puglia dal 21 al 28 agosto e mi è piaciuta tanto nonostante io odi il mare). Neanche facendolo apposta, dopo aver letto il post di enyou, mi sono resa conto che quelli che portavo a sviluppare erano un Kodak 200 ISO e un Fujicolor 200 ISO. Quindi, dato che ancora non ho fatto un confronto tra le due pellicole, facciamolo insieme (ma anche no). Insomma, ecco quello che ho creato.

Fujicolor 200 ISO

in questa non capisco perchè il nero sia venuto così brutto ç___ç

la mia prima doppia esposizione riuscita quasi del tutto! me soddisfatta *___*

qui iniziano quelle della Puglia <3Kodak 200 ISO

tutte quelle conciglie. c’erano bancarelle piene di conchiglie e io le volevo tutte! ma ho fatto una vacanza da barbona, letteralmente. ho comprato per me, solo una maglia meravigliosa che avrò modo di farvi adorare e una stella marina, che adorerete tra poco.

Nel frattempo, qui siamo a Gallipoli.qui ci spostiamo ancora più a sud, proprio sulla punta del tacco: Santa Maria di Leuca. Tra poco potrete ammirare le grotte ioniche e adriatiche, che abbiamo visitato a nuoto (mi meraviglio del mio coraggio). sembro una guida turistica!
torniamo un po’ più su e arriviamo a Lecce, la città del Barocco e della carta pesta.

avrei voluto svaligiarlo quel negozio *___*

festa di Sant’Oronzo, che culo!

quella tipa disegnava tranquillamente per terra ed era meravigliosa.

La puglia mi ha davvero sorpreso: piena di tradizioni, di feste, di barocco (purtroppo), di gente e di negozi adorabili. E poi il mare, che ho amato, nonostante ci sia sempre stato dell’astio tra di noi. Ho passato una settimana meravigliosa, perchè la compagnia era quella giusta.

Insomma, per finire il rullino, dato che non stavo nella pelle e volevo vedere cosa avessi mai combinato, ho scattato queste ultime foto quasi a caso:

si, è bruciata, ma guardate la precisione della bruciatura! xD

Che altro dire? Ho riempito il post di foto a caso che magari non dicono niente, ma per me sono meravigliose perchè piene di ricordi.

Per il resto, amo l’analogico, amo la puglia, odio l’estate e vi prego, curatemi da questa febbre analogica!

Andate in pace.

Ieri pomeriggio è arrivato lo scanner per negativi. IO LO AMO. Ho potuto constatare che le diapositive non sono affatto male. Scannerizzandole in modo casalingo si è persa tutta la nitidezza e alcune proprio non si vedevano. Ma con lo scanner è tutta un’altra cosa. Quindi ve le rimetto e anche se non siete interessati ve le riguardate, perchè io mi sono davvero emozionata quando le ho viste sul pc *___* e la differenza con le altre è paurosa!

Alcune mi hanno lasciata senza parole, altre mi hanno fatto ridere per i colori del tutto a cazzo.

Altra cosa che volevo scrivere, invece che sommergervi di scatti senza senso. Ieri io, Gioia e Mirko abbiamo fatto un mini-meeting: il TICKAROX (Tick46=io, Ikaros=Mirko, Jox=Gioia). Una giornata assolata, caldissima e piena di foto. Ho imparato un po’ di cose, oltre a essermi divertita come una bambina e ad essere stata benissimo.

1. i ritratti non sono per niente banali: nè farli, nè farseli fare.
2. la luce delle 14 è infernale.
3. amo il ficheye e le lenti vintage.
4. bisogna sempre stirare un pezzo di stoffa prima di farlo indossare a qualcuno.
5. fotografare un ragazzo non è semplice come credevo.

Detto questo, non sono per niente convinta e soddisfatta delle foto che ho fatto, ma amo vedere come gli altri due tipi loschi stiano interpretando la giornata.

Di seguito alcune foto scattate da Mirko e Gioia:

Friendship
Jox e Silvia

musa di Nessuno.

Qui, solo qualche stupida foto fatta da me (ma si vede che non sono per niente soddisfatta? xD )

jox.
freelensing mirko

Detto questo, ringrazio davvero di cuore queste due persone meravigliose. Non ci sono parole.

Ecco qua. Presa da una vecchia pellicola di cui non so effettivamente la vecchiaia (forse 20 anni o un po’ meno). Per essere più precisi, quella che sono andata a sviluppare è una pellicola Kodak di diapositive. Sì sì, proprio loro: quei piccoli affarini larghi forse 5cm e alti uguale che devi vedere in controluce perchè, naturalmente, non trovi più il proiettore (vivendo in una casa normale e non in un museo).

Comunque sia, non mi aspettavo grandi cose, considerando che la pellicola era visibilmente deteriorata, ma c’ho provato lo stesso. Così, per curiosità. Per poter regalare soldi al fotografo, per l’ennesima volta, ma non ci pensiamo.

Bene, un altro problema che mi si è posto davanti è stato la digitalizzazione (ma si dice??) delle diapositive. Non è da poco in effetti. Sembravo McGuiver stamattina! Il processo è stato il seguente: poni le diapositive sul piano dello scanner, coprile con 2 fogli di carta bianca (il numero non è a caso: con 1 si vedeva la grana del foglio e con 3 non passava abbastanza luce), scannerizza. In post produzione taglia le foto e poi pubblicale, se non ti vergogni troppo.

Detto questo, sono strane: bruciate, un po’ graffiate, sottoesposte, indefinite. Sì, una cagata :D No vabbè, immagino che sia dovuto al fatto che la pellicola era in pessime condizioni e oltretutto vecchia. Non mi ritengo una maga dell’analogico, ma quando scattavo l’esposimetro mi dava la corretta esposizione, quindi boh. Lo so, sto giocando a “scarica barile”, povera pellicola!

Sta di fatto che mi piacciono, sì, tutte strane e difettose così. Mi hanno per un attimo portato indietro nel tempo: gli esami, la stazione, la fermata del trenino che fermava sotto casa a Roma, Claudia, la primavera appena iniziata. Bello l’analogico.

 

Lei è Claudia, compagna di università, carissima amica e modella stupenda. Qui eravamo nel laboratorio di sistemi e segnali (o elettronica, insomma) a studiare per l’orale di nucleare.

Questa invece è la finestra della sua camera, in una giornata di relativa quieta e tranquillità nel periodo degli esami.

Questa tipa qui, che si riconosce appena, sono io, nel giardino di casa. Tentavo di fare qualche self con il timer dell’analogica. Le foto sono come le volevo, tranne i colori, ma vabbè :3

E’ sottoesposta, ma mi piace tanto *___* è così cupa, un po’ come la giornata in cui l’ho scattata.

Non so cosa sia successo a questo scatto, ma non mi dispiace. Questa è Stazione Termini, a Roma.

A parte la mega bruciatura sulla prima foto (dovuta al fatto che è stata la prima foto scattata sulla pellicola e forse le ho fatto prendere luce mentre la montavo), in queste due foto c’è l’elemento costante della mia vita universitaria romana: la fermata del trenino (piccolo tram) che mi portava a Porta Maggiore tutte le mattine, per andare a lezione. Un po’ di nostalgia, solo un po’.

Ed eccola: Stazione Termini, di nuovo. Lei era il mio appuntamento settimanale con quella tragedia che è Trenitalia. Ma adoro le stazioni, la gente che arriva, quella che se ne va, gli abbracci di benvenuto e quelli di addio. Meraviglia.

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